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I MEDICI E LA LEGGE SULLA SICUREZZA

Una volta il medico era il medico di tutti: di chi soffriva e di chi moriva; dei ricchi e dei poveri; dei buoni e dei cattivi; dei conosciuti e degli sconosciuti; era il simbolo dell’eticitÓ e del rispetto della vita. Ancora oggi, quando un giovane medico si appresta alla professione, fa suo il giuramento di Ippocrate, che gli chiede di mettere a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno il suo aiuto professionale e la sua conoscenza. Adesso la politica, dopo avere inquinato la giustizia, dopo aver negato la cultura, dopo aver mortificato, con tagli e privazioni, la ricerca e lo studio, vuole piegare al suo potere anche la medicina. GiÓ tanti sono gli scandali vissuti nella sanitÓ, ma nulla si fa per evitarli: si nomina un Ministro della sanitÓ, che nessun rapporto ha con la medicina, se non che per la gestione finanziaria. La SanitÓ, non certo per responsabilitÓ dei medici, Ŕ colpita spesso da una patologia degenerativa, che sempre si rifÓ alla gestione politica: ogni governo accusa quello che l’aveva preceduto, astenendosi dal cercare le cause sociali della patologia, che stanno oltre la politica, e richiedono interventi oggettivi, contro i danni che la politica, l’economia e le speculazioni, causano. Non si aiuta la ricerca e si usano le UniversitÓ come centri di potere. I ministri di oggi, come, in non pochi casi, anche quelli di ieri, sono ministri incompetenti, eletti ministri dalla politica, ma senza alcun diritto ad esserlo. Assistiamo allora a dichiarazioni di personaggi inquietanti, che con la politica si sono appropriati del potere, i quali si pronunciano sulla giustizia, sulla solidarietÓ e sull’eguaglianza sociale, quando prima erano picchiatori e nemici della democrazia, non dimostrando di avere la cultura dei diritti umani e si smascherano quando dichiarano “tolleranza zero” verso gli emarginati. Non Ŕ creando schedari di barboni o di extracomunitari che si affronta il problema sociale dei bisogni e della promiscuitÓ: bisogna regolamentare all’origine questi fenomeni, soprattutto aiutando i popoli del terzo mondo a sviluppare la loro economia e il lavoro nei loro paesi. Noi possiamo offrire cultura e tecnologia, oltre i pi¨ impellenti strumenti della vita. Finora i carrozzoni della solidarietÓ internazionale sono serviti come veicolo di sostegno e di rafforzamento della politica, utilizzando i mezzi finanziari per dare espressione alle caste, ma trascurando il problema della fame, della salute e della pace nel mondo. Ritornando al problema della presunta sicurezza in relazione al ruolo del medico, credo che dovrebbe pure intervenire l’Ordine dei Medici per fare chiarezze su questi tentativi di speculazione politica. Lo facessero i politici e l’esercito il guardiano del territorio nazionale, noi medici dobbiamo occuparci di salute, oltre ogni frontiera.

Prof. Antonio Vento

09-02-09
 

 

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